Campari Group è uno dei maggiori player a livello globale nel settore degli spirit, con un portafoglio di oltre 50 marchi. È stato fondato nel 1860, ed è il sesto per importanza nell’industria degli spirit di marca. Ha un network distributivo su scala globale che raggiunge oltre 190 Paesi nel mondo.
Per ARTIGIANI 4.0 abbiamo visitato, con gli imprenditori che partecipano a questo progetto di accelerazione, Galleria Campari a Sesto San Giovanni che ospita, insieme ad installazioni interattive, opere iconiche originali come manifesti della Belle Époque, disegni, schizzi e libri d’artista realizzati da importanti figure come Dudovich, Nizzoli, Cappiello, Depero, Munari.
L’obiettivo della visita in questo spazio era capire come questo gruppo è passato, in un secolo, da un prodotto di natura artigianale, un bitter amaricante alla base delle preparazioni di alcuni dei cocktail da aperitivo più amati e iconici del mondo, dal classico cocktail Negroni all’iconico Campari Spritz, a creare una vera e propria esperienza culturale, altamente sofistica, che oggi noi forse diamo per scontata, ma che in realtà è il frutto di precise scelte culturali e pubblicitarie.
Il Bitter Campari non è mai stato un generico bitter, la marca è sempre stata la firma del prodotto. Nel 1860 Gaspare Campari inventa una miscela così distintiva e rivoluzionaria che da allora, ancora oggi, non è mai stata alterata come composizione e ricetta.
Il Bitter Campari diventa subito internazionale anche grazie all’apertura in Piazza Duomo presso la Galleria Vittorio Emanuele II nel 1867 del Caffè Campari.
Per soddisfare la domanda in continua crescita del prodotto, nel 1904 Campari apre lo stabilimento di Sesto San Giovanni, oggi sede del Gruppo, e nel 1915 Davide Campari apre il Camparino.

L’apertura del Camparino è un passaggio fondamentale perché rivoluziona il modo di gustare il bitter e introduce l’aperitivo.
Da commodity ovveroda prodotto abbastanza standardizzato, il Campari diventa anche servizio, intrecciando il proprio percorso di crescita con grandi artisti dell’epoca, segnando l’inizio del legame del marchio con il mondo dell’arte.
Il famoso manifesto di Leonetto Cappiello con l’iconico Spiritello avvolto in una buccia d’arancia comparve nel 1921, ed è una figura a pois che spuntava dalla voluttuosa spirale di una buccia d’arancia, perfetto abbinamento per la bevanda.
Commissionato da Davide Campari, doveva rappresentare lo spirito del prodotto, appunto, ottimista e irriverente. Così nacque lo Spiritello avvolto da una calzamaglia rossa come il bitter a pois bianchi a richiamare il Campari Seltz.
Da quel momento per i successivi 102 anni il manifesto è divenuto l’icona del brand nel mondo dell’arte.
Cappiello è il primo a creare, o meglio ad usare in ambito pubblicitario, il personaggio che incarna il prodotto con una fisicità sfacciata e maliziosa, che ricorda le temperie avanguardistiche dei futuristi e non dimentica la grande tradizione della Commedia dell’Arte.
La collaborazione con gli artisti è importante, come con Fortunato Depero che, dal 1926 al 1936, collabora assiduamente con Davide Campari, che ha da sempre un’attenzione pionieristica al design.

Il passaggio da servizio a esperienza si consolida negli anni soprattutto grazie al legame con il mondo cinema, all’arte, e l’attenzione del cliente non è più sul prodotto in sé, ma sull’esperienza associata al bitter, ossia al Campari e Seltz.
Il Campari Soda è anche il primo aperitivo “pronto all’uso” della storia, pensato per poter gustare il Campari Seltz come se si fosse in uno dei migliori bar d’Italia.
Dopo il Bitter Campari (aperitivo color rosso rubino) e il Cordial Campari (liquore con lamponi macerati nel cognac), all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso l’azienda del milanese Davide Campari decise di lanciare sul mercato un prodotto assolutamente innovativo: il Campari Soda, primo aperitivo monodose, che proponeva il bitter miscelato alla soda direttamente in bottiglia, già nelle giuste dosi, senza bisogno di aggiungere il seltz con l’uso del sifone. Ma l’innovazione di prodotto non avrebbe avuto l’impatto e il successo che ha riscontrato senza l’innovazione della bottiglia.
Dalla Galleria Vittorio Emanuele II, nel cuore di Milano, fino alle 4.900 persone impegnate oggi, nel 2024, nei 25 siti produttivi di Campari nel mondo, tutto è frutto della straordinaria capacità del brand di trasformare ogni prodotto in un’esperienza unica.
Visitando Galleria Campari è chiara la continua progettazione dell’esperienza legata a questo prodotto, che ancora oggi è molto forte e sentita, tanto che ormai si può tranquillamente bere uno Spritz Campari a Parigi come a Londra o New York.

