L’impatto dell’AI sul nostro modo di pensare
L’ampia diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale generativa sta modificando il nostro modo di affrontare i problemi e di pensare. Sviluppare una forte consapevolezza sul funzionamento degli algoritmi di intelligenza artificiale diventerà la nuova priorità per non cadere nella trappola dei bias cognitivi.
In principio erano “Sistema 1” e “Sistema 2”.
Lo psicologo e Premio Nobel Daniel Kahneman teorizza la Teoria del Doppio Processo secondo cui la mente umana presenta due sistemi di pensiero distinti: il Sistema 1, intuitivo, automatico, veloce è responsabile delle decisioni impulsive e istintive; il Sistema 2, razionale, deliberativo, lento, interviene per valutare e correggere le decisioni impulsive.
Questo modello di pensiero duale che ha dominato la psicologia cognitiva oggi comincia a venire meno per via del nuovo rapporto instaurato nei confronti dell’intelligenza artificiale grazie ai numerosi Large Language Models (LLM) ampiamente disponibili per l’uso pubblico, come ChatGPT di OpenAI.
Poiché le capacità dell’intelligenza artificiale si sovrappongono sempre più a quelle dell’uomo, l’integrazione del lavoro umano con l’intelligenza artificiale pone nuove sfide e opportunità fondamentali, in particolare nei domini ad alta intensità di conoscenza.
I benefici dell’introduzione dell’intelligenza artificiale, specialmente generativa, sono molteplici, soprattutto in termini di efficienza nei professionisti (DeStefano et al., 2022; Balakrishnan et al., 2022; Valentine and Hinds, 2023), con la riduzione dei lavori ripetitivi e del tempo medio di finalizzazione di alcune attività. Alcuni studi dimostrano aumenti di efficienza nelle attività di scrittura (Noy e Zhang, 2023) e di programmazione (Peng et al., 2023), nonché nell’ideazione e nel lavoro creativo (Boussioux et al., 2023; Girotra et al., 2023).
Ma massiccio ricorso ai modelli di AI, anche nella vita quotidiana, non è privo di criticità, tra cui “dipendenze” e bias, se a mancare è una digital literacy incentrata sulla comprensione e sul funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale.
Un recente articolo di Massimo Chiriatti e Giuseppe Riva ha introdotto il concetto di Sistema 0 in relazione alla teoria del pensiero duale di Kahneman. Oggi infatti, la costante interazione con l’intelligenza artificiale sta creando un sistema cognitivo artificiale che si pone a supporto dei nostri processi mentali naturali. Ovvero sta cambiando il nostro modo di ragionare.
Il Sistema 0 è uno “strato di intelligenza distribuita che interagisce costantemente con il nostro pensiero, modificandolo e potenziandolo”. Di fatto ogni volta che chiediamo a ChatGPT di risolvere un problema, o a Spotify della nuova musica da ascoltare, attingiamo al Sistema 0 che apprende continuamente dalle nostre interazioni e si adatta alle nostre preferenze, analizzando i dati generati dalle nostre azioni, li elabora e produce degli output. Dal momento che il “contenuto” del sistema è limitato dall’interazione dell’algoritmo con l’agente umano, ogni interazione integrerà dei dati che influenzeranno le risposte future del Sistema 0 e, di conseguenza, le interazioni con i Sistemi 1 e 2.
Per sfruttare appieno le potenzialità della tecnologia e non rimanere intrappolati nei suoi limiti è fondamentale conoscere il funzionamento dei modelli attraverso cui agiscono questi modelli. Il Sistema 0 può infatti compensare alcuni nostri limiti cognitivi naturali, identificando pregiudizi nel nostro ragionamento, o proponendo prospettive alternative o ricordandoci dettagli che potremmo dimenticare. Allo stesso tempo uno dei rischi è quello di finire in una “bolla” in cui siamo esposti a una visione limitata in cui siamo esposti a informazioni che tendono a confermare preferenze già esistenti.

Il ruolo della AI literacy
Valutare criticamente e utilizzare consapevolmente le tecnologie basate su IA sarà sempre più una competenza fondamentale. L’AI Literacy include la capacità di:
- Conoscere i principi di funzionamento degli algoritmi.
- Valutare l’affidabilità e i limiti dei risultati prodotti.
- Riconoscere le implicazioni etiche e sociali dell’uso dell’IA.
Promuovere programmi di AI literacy, soprattutto per le aziende è fondamentale non solo per un uso consapevole, etico e inclusivo dell’intelligenza artificiale, ma per poter sfruttare i vantaggi dell’AI abilitando i propri dipendenti a migliorare le performance e la propria capacità di accedere alle potenzialità del Sistema 0, senza riprodurre inconsapevolmente bias o manipolazioni algoritmiche.
Anche il Design Thinking, come metodologia dichiaratamente human centered, non è esclusa da questi cambiamenti e può essere potenziata dall’AI. La collaborazione tra team di persone e AI rende infatti il processo più veloce, esplorativo e accessibile, ma senza una solida comprensione dei modelli di AI il rischio è di accettare soluzioni poco innovative, rafforzare bias esistenti nei dati o nei prompt inviati e di perdere il controllo sulle decisioni più importanti. Ecco perché l’AI Literacy diventa una competenza fondamentale per chi fa innovazione. Non basta saper usare gli strumenti: bisogna capire come ragionano per potenziare e non reiterare le nostre conoscenze di partenza.
