Il primo workshop di ARTIGIANI 4.0 è stato all’ADI Design Museum.
Il Museo nasce attorno all’intero repertorio di progetti appartenenti alla Collezione storica del Compasso d’Oro, premio nato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti per valorizzare la qualità del design Made in Italy.
Il Museo è gestito oggi dalla Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro, istituita nel 2001 da ADI – Associazione per il Disegno Industriale per conservare e valorizzare quanto costituito nei decenni di attività del premio.
Abbiamo deciso di iniziare questo percorso di accelerazione proprio all’ADI, fra oggetti più iconici del Made in Italy, alla ricerca di idee e ispirazioni.
ARTIGIANI 4.0 è infatti un percorso di accelerazione promosso da Regione Lombardia per promuovere la crescita dell’alto artigianato della Lombardia e noi eravamo con le undici imprese che partecipano a questo progetto: BertO, Bonacina 1889, CBS Serramenti Società Benefit, Cinelli Bicycles, Fabscarte, Fumagalli 1891, Laboratorio Paravicini, Adea di Laboratorio Lopane, Maiorino Shoes, Merli Marmi e Noah Guitars.
Narrazione e innovazione: il tema centrale del workshop
Il tema centrale del workshop era scoprire come in alcuni oggetti conservati all’ADI Design Museum una narrazione efficace possa esaltare la funzionalità e l’innovazione dei prodotti.
Ad accompagnarci, Stefano Micelli e Francesco Zurlo, curatori della mostra DesignUP – soluzioni di continuità un nuovo approfondimento tematico della collezione permanente del premio Compasso d’Oro che ha selezionato una serie di progetti per mettere a fuoco il rapporto fra industria e dell’artigianato dagli anni ’80 ad oggi.
Al centro dell’attenzione della visita c’è stato il racconto del prodotto: dalle scarpe Asolo, in grado di combinare tradizione e nuovi materiali, alla tuta T-suit Dainese, dove l’abbigliamento sportivo si trasforma in dispositivo di sicurezza, fino alla Huayra Pagàni, supercar in carbonio progettata e sviluppata da Horatio Pagani, sono tanti i prodotti di successo che si sono imposti sul mercato grazie a una narrazione efficace che ne ha proposto il valore e ne ha condizionato il successo.
L’evoluzione dell’industria italiana e il ruolo del design
L’industria italiana è stata plasmata da una forte tensione verso il design, che non solo ha dato forma ai prodotti, ma ha rappresentato una leva fondamentale per l’evoluzione del Paese. All’inizio, l’Italia aspirava a diventare una potenza industriale al pari delle altre nazioni, puntando su flessibilità e personalizzazione dei prodotti. Questo si è manifestato in due momenti storici distinti: la prima fase è stata quella dell’industrializzazione massiva, mentre la seconda è stata caratterizzata dalla nascita dei distretti industriali, fondamentali per la crescita economica locale.
Tuttavia, dagli anni ’80 in poi, l’Italia ha vissuto una crisi del sistema produttivo, faticando a competere con i colossi internazionali. In questo contesto, l’artigianalità ha assunto un ruolo centrale. L’artigianato moderno, o “artigianato 4.0”, è diventato il motore dell’economia, riuscendo a integrare innovazione e tradizione, creando prodotti di nicchia capaci di distinguersi sul mercato globale.
Il potere della narrazione nel design
Uno dei temi centrali emersi durante la visita al Museo ADI è stata l’importanza della narrazione nel design. Ogni prodotto premiato con il Compasso d’Oro non è solo un oggetto, ma il frutto di una storia potente e convincente.
La narrazione permette di creare un legame emozionale con il consumatore, e senza di essa il prodotto resta privo di un’identità distintiva. Il design deve “andare oltre” il semplice oggetto, creando un ponte tra innovazione, funzione e storia. Solo così si costruisce una marca solida e riconoscibile.
Un esempio di questo approccio è rappresentato dalla Lettera 22 di Olivetti, che non è solo una macchina da scrivere, ma simbolo di un nuovo modo di intendere il lavoro. Il design ha qui il compito di umanizzare la produzione di massa, combinando funzionalità e bellezza in modo innovativo. A partire dagli anni ’70, la domanda è diventata più sofisticata e diversificata, portando a un modello industriale sempre più “italiano”, che coniuga originalità, intelligenza analogica e flessibilità. Un esempio iconico di questa evoluzione è la poltrona Maralunga di Cassina, che rappresenta una sintesi perfetta tra forma e funzione, rispondendo a una domanda che vuole prodotti che siano non solo funzionali ma anche esteticamente unici.
La visita ha anche offerto una panoramica su come l’innovazione e l’artigianato possano andare di pari passo.
La sfida oggi non è solo quella di produrre oggetti belli e funzionali, ma di inserirli in una narrazione che sappia parlare al consumatore, creando un legame che vada oltre il semplice utilizzo del prodotto. Innovazione, artigianalità e narrazione diventano i tre pilastri su cui si costruisce il successo dei prodotti italiani, rendendoli unici nel panorama globale.
Per noi di Upskill 4.0 è stato importante rivedere insieme agli imprenditori coinvolti tante storie del Made in Italy perché ispirano e promuovono la voglia di crescere!




