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Sviluppo territoriale e AI: 5 parole su cui riflettere collettivamente

Innovare le comunità co-progettando soluzioni con i giovani

Promuovere lo sviluppo sociale ed economico dei territori non è cosa semplice, soprattutto se i territori sono tra loro differenti, frammentati e se i gruppi beneficiari di riferimento sono eterogenei. Con il progetto “Ri-generazioni AI” Fondazione Cariverona ha affidato a noi di Upskill 4.0 la progettazione non solo di un dispositivo di ascolto attivo per dare voce ai giovani del territorio, ma di vero e proprio strumento di empowerment attraverso il quale i giovani diventano protagonisti del cambiamento. L’ambizione è stata proprio quella di superare il ruolo tradizionale degli enti erogatori, avviando un processo trasformativo che mette in dialogo le istituzioni con le nuove generazioni. L’obiettivo è ascoltare i bisogni giovanili e tradurli in soluzioni concrete, trasformando l’Intelligenza Artificiale da concetto astratto a leva strategica per rendere le comunità locali più inclusive, sostenibili e attrattive.

I dati confermano  l’urgenza di creare nuovi modelli di coinvolgimento per trattenere i talenti e governare la transizione digitale. Entro il 2030, si stima che l’Intelligenza Artificiale potrebbe automatizzare fino al 30% delle ore lavorate a livello globale, impattando in modo sproporzionato i ruoli d’ingresso dei neo-laureati. Allo stesso tempo, in Italia il 51,6% degli under 35 non è sicuro di restare nel proprio territorio nei prossimi anni. Ascoltare i giovani e integrare l’AI permette a imprese e istituzioni di creare soluzioni territoriali sostenibili e scalabili.

5 parole chiave per ripensare lo sviluppo locale

Il progetto ha portato alla realizzazione di tre prototipi funzionati, valutati da una commissione di esperti, i cui interventi hanno delineato 5 macro-temi fondamentali per il futuro dei territori. Abbiamo chiesto loro di commentare queste parole partendo da dati e provocazioni reali.

 

Parola istituzioni: “Solo il 34% dei cittadini ritiene che le proprie opinioni vengano ascoltate dalle istituzioni” (Fonte: OECD, Government at a Glance 2025).
Marta Cenzi, direttore operativo di Fondazione Cariverona sottolinea che la vera sfida per le istituzioni è quella di diventare una piattaforma di connessione intergenerazionale. Bisogna costruire un dialogo continuo, cimentandosi in un processo trasformativo basato su “piccoli passi di protagonismo giovanile”.

Parola giovani: “Spesso chi lascia il territorio non cerca solo opportunità, ma fugge da un sistema bloccato” (Fonte: Ricerca Futuro Qui!, 2024).
Emanuel Ingrao, founder di Shifton, evidenzia la necessità di creare “dispositivi di ascolto” bastati su metodologie consolidate e spazi fisici di senso capaci di infondere coraggio e favorire la creatività. Le politiche pubbliche devono modificarsi per essere davvero empatiche e attrattive.

Parola ambiente: “Il 47,9% dei giovani fatica a trovare alloggi adeguati sostenibili nel proprio comune” (Fonte: Ricerca Futuro Qui!, 2024).
Per evitare che la rigenerazione urbana sia solo speculazione immobiliare, ma piuttosto sostenibile dal punto di vista sociale, Eleonora Righetto, architetta e borsista di ricerca presso IUAV, ricorda che servono “nuovi codici e valori”. La tecnologia può diventare di supporto al recupero degli immobili abbandonati, rimettendo al centro il valore sociale degli spazi.

Parola comunità: “L’attivismo di comunità è morto: oggi le persone si aggregano solo per difendere il proprio interesse privato, non il bene comune.” (Fonte: ISTAT, 2025)
Annibale D’Elia, policy maker, ricorda che la comunità si fonda su “scambi ed energie emotive” attorno a sfide comuni. Per riavvicinare le idee agli enti, servono strumenti integrati e processi trasparenti che ingaggino i cittadini senza mai creare false aspettative.

Parola tecnologia: “Dare l’IA ai giovani senza una solida base di competenze metodologiche è come dare una Ferrari a chi non ha la patente.”
Eleonora Di Maria, Professoressa ordinaria Università di Padova e Presidente SMACT, suggerisce di applicare la logica del “fare insieme”. La tecnologia deve abilitare, non sostituire le competenze umane: per farlo, bisogna insegnare la giusta “idea del domandare” e sperimentare in maniera accompagnata e collettiva.

Programmare il cambiamento: i benefici per imprese e territori

Il confronto con la commissione dimostra che affrontare l’innovazione sperimentando collettivamente significa scegliere di “programmare e non essere programmati”. Per le imprese e le pubbliche amministrazioni, adottare questo paradigma offre benefici strategici immediati: permette di intercettare le reali esigenze delle nuove generazioni, previene l’esodo dei talenti e trasforma l’Intelligenza Artificiale in una leva operativa concreta. Solo unendo le potenzialità della tecnologia con l’ascolto attivo delle comunità, le organizzazioni potranno garantire progetti ad alto impatto sociale e restare rilevanti sul proprio territorio.