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Generazione Z e imprese

Colmare il divario per guidare l’innovazione del Made in Italy

La generazione Z ha ben chiaro l’approccio con cui entrare nel mondo lavorativo. Se le imprese oggi faticano ad attrarre e trattenere talenti è perché serve un nuovo approccio basato su equità, flessibilità e un uso intelligente delle nuove tecnologie.

79%
della Generazione Z afferma di poter apprendere nuove competenze rapidamente

Un approccio basato su competenze, sperimentazione e un uso intelligente delle nuove tecnologie per aiutare le imprese a trattenere e attirare giovani talenti.

Per attrarre la GenZ serve un nuovo paradigma del lavoro

Il mondo produttivo italiano si trova di fronte a una transizione complessa: le aziende faticano a trattenere i giovani talenti e il ricambio generazionale sembra essersi inceppato. Come evidenziato in un recente articolo de Il Post Le aziende sono in difficoltà con la generazione Z“, le imprese sono in difficoltà perché i ventenni di oggi mostrano un approccio al lavoro più distaccato e una ricerca costante di equilibrio tra vita privata e professionale, rifiutando modelli di leadership puramente autoritari. Tuttavia, scambiare questa ricerca di equilibrio per disinteresse sarebbe un errore strategico. I dati della recente ricerca Randstad “Il modello di lavoro della generazione Z” dipingono infatti una generazione estremamente lucida e focalizzata sulle proprie ambizioni:

  • Visione a lungo termine: l’85% della Generazione Z considera spesso o sempre i propri obiettivi di carriera a lungo termine quando valuta un nuovo ruolo.
  • Mobilità estrema: a fronte di percorsi di crescita incerti, la permanenza media in azienda nei primi cinque anni di carriera è di soli 1,1 anni.
  • Avanguardia tecnologica: la Gen Z è la forza trainante dell’adozione dell’intelligenza artificiale, con il 55% dei giovani talenti che la utilizza già per risolvere problemi operativi sul posto di lavoro.

Il vero cortocircuito nasce dalla contrazione delle opportunità: con un calo del 29% delle posizioni entry-level da gennaio 2024, i giovani si sentono bloccati in un mercato che chiede innovazione ma fatica a fare spazio.

Un’opportunità di trasformazione per le PMI

In Upskill 4.0 non vediamo una “crisi generazionale”, ma una grande opportunità di trasformazione per le PMI del Made in Italy. Per trattenere e attrarre i nativi digitali non richiede solo nuovi format contrattuali, ma l’adozione di un mindset organizzativo basato su equità, flessibilità e un uso intelligente delle nuove tecnologie. Se da una parte la Generazione Z è il vettore ideale per portare l’Intelligenza Artificiale all’interno delle filiere tradizionali, dall’altra le aziende devono predisporsi con strumenti e metodologie in grado di accogliere proposte innovative che possano accelerare la competitività aziendale e permettere ai talenti di potersi esprimere in un ambiente che mette al centro l’ascolto, la sperimentazione e la possibilità di crescita.

La nostra proposta: rendere le aziende desiderabili puntando sulla sperimentazione tecnologica

Per trasformare questa visione in azioni concrete, abbiamo sviluppato un ecosistema di iniziative per singole aziende e fondazioni territoriali in cui l’entusiasmo della Gen Z per le nuove tecnologie diventa lo strumento operativo per ottimizzare i processi aziendali e risolvere sfide aziendali. Il tutto mettendo al centro una metodologia che punta sull’accrescimento di competenze progettuali, con il Design Thinking, e tecnologiche, con formazione mirata su intelligenza artificiale e vibe-coding.

In AI for Business, ad esempio, abbiamo reso protagonisti di soluzioni progettuali i team under 35 di cinque imprese delle province di Verona e Vicenza: Evotec, Logistica Uno, Corà, Metalba Aluminium e Zordan. I giovani professionisti hanno imparato ad utilizzare strumenti di Intelligenza Artificiale generativa, lavorando su casi d’uso reali in azienda per migliorare processi logistici, commerciali e decisionali.

Con Ri-generazioni AI invece abbiamo puntato sull’empowerment dei giovani unendo le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale alla progettazione ad alto impatto sociale e territoriale, con l’obiettivo di poter riportare le competenze e la metodologia acquisita all’interno dei futuri contesti lavorativi. Attraverso un laboratorio pratico di “vibe coding” e prompt engineering, i partecipanti hanno utilizzato l’AI come strumento per realizzare piattaforme, mappe digitali e chatbot conversazionali.

Creare una cultura aziendale incentrata sulla sperimentazione tecnologica non si impara dall’oggi al domani, costruire una struttura aperta all’innovazione e che mette al centro la formazione e da alle risorse aziendali gli strumenti per proporre e generare innovazione trasforma l’AI in una leva strategica per attrarre talenti e rafforzare la competitività del territorio.

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Scrivici a info@upskill40.it per costruire il tuo prossimo percorso di formazione attiva per sperimentare con l’intelligenza artificiale.

 

 

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