I centri delle città: la fotografia
I centri città stanno cambiando rapidamente. Diminuiscono i servizi di prossimità, aumentano locali sfitti e funzioni orientate al turismo. L’effetto è una perdita di qualità della vita per residenti e lavoratori, minore presidio sociale e una percezione di insicurezza. Fotografare le cause e mappare le leve di rigenerazione è il primo passo per riportare prossimità, servizi e comunità al centro.
Il commercio di vicinato è una leva di qualità urbana. Dove resiste, le strade sono più vissute, aumenta la sicurezza percepita, cresce il valore immobiliare. Nello stesso periodo, molte attività tradizionali arretrano mentre alloggio e ristorazione avanzano spinte da flussi turistici e riconversioni d’uso. La perdita non è uniforme: i capoluoghi del Centro Nord hanno registrato contrazioni più marcate rispetto a molte città del Mezzogiorno.

Il fenomeno in numeri e dati
Tra il 2012 e il 2024 hanno chiuso quasi 118 mila negozi fissi; nel 2012 erano oltre 468 mila, nel 2024 circa 350 mila. In parallelo sono cresciute le attività turistiche-ricettive e parte della ristorazione.
I settori in maggiore calo nei centri storici: distributori di carburante, librerie e giocattolerie, arredamento e ferramenta, abbigliamento. Resilienza relativa per farmacie ed elettronica.
C’è eterogeneità territoriale: cali oltre il 30% in città come Ancona, Gorizia, Pesaro, Varese e Alessandria. Alcune realtà del Sud contengono meglio la perdita.
I nuovi protagonisti: crescono imprese e occupazione a titolarità straniera nei settori commercio, alloggio e ristorazione. Un canale di integrazione sociale da considerare nelle politiche.
Una nuova forma: gli spazi ibridi
Il negozio non torna quello di prima. Evolve in luogo terzo: vendita, servizi, cultura, relazioni. Un DNA ibrido che offre ciò che l’online non può: esperienze, contatto umano, radicamento. La spinta post-pandemica verso socialità e apprendimento diffuso prepara il terreno a format polifunzionali e comunitari.

La letteratura sugli spazi ibridi indica di integrare funzioni commerciali con laboratori, eventi, micro-servizi di quartiere e contenuti culturali. L’obiettivo non è aggiungere “eventi” ma progettare una relazione continua con la comunità, misurandone impatti e sostenibilità.

Oltre la vetrina: progettare la customer experience
Workshop in negozio, micro-corsi, servizi di quartiere e contenuti editoriali locali rafforzano fiducia e ritorno dei clienti. Le amministrazioni possono sostenere questa transizione riconoscendo il valore sociale di tali innovazioni e facilitando autorizzazioni e piccoli investimenti.

Applicare queste soluzioni significa investire in un ecosistema cittadino vivo e inclusivo. Centri più abitati, più sicuri, più attrattivi per persone e imprese. È qui che il commercio di prossimità torna a essere motore di competitività dei territori.
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Note
Ricerca sviluppata nell’ambito di Upskill Piemonte, terza edizione, promossa da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT con Upskill 4.0, in collaborazione con Ascom Torino e UniCredit.
Bibliografia
Fonti: Confcommercio, Centro Studi Tagliacarne, ANCT, Barcelona Comerç, Vitrines d’Europe, Città Metropolitana di Bologna.
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Note
Fondazione Cariverona è un ente filantropico che promuove lo sviluppo sociale, culturale ed economico dei territori di Verona, Vicenza, Belluno, Ancona e Mantova. Con una visione orientata al futuro, la Fondazione si impegna a sostenere iniziative che possano generare un impatto positivo e duraturo per la comunità.





